Escursione al parco naturale dell'Avic...


E'estate, anche qui alla Taverna! La piccola casa nella radura risuona delle voci degli ospiti che prendono il sole sul prato circondati dal bel giardino alpino,sorseggiando una specialità del Mattorel: le granite di mirtilli, lamponi e more di bosco, alle quali si aggiunge la panna freschissima acquistata nelle baite,poi montata con la zangola quasi fino a farla diventare burro.  Poco più in là la foresta brulicante di vita, con i suoi suoni, i fruscii dei pini e degli abeti, il canto degli uccelli, il gorgoglio del torrente che brilla al sole di luglio con le sue acque e le sue pietre d'argento. Brillano nella notte i lumicini di mille e mille lucciole, e proprio alcune sere fa mentre fuori si prendeva il fresco il mulo ha lanciato una proposta: perchè non progettare un'escursione  nel  Parco Naturale del Monte Avic?

Subito accettata da tutti l'idea, con entusiasmo, abbiamo passato (ospiti compresi) una giornata intera a preparare l'itinerario, gli zaini e le provviste.. Poichè è previsto un bivacco per una notte intera sotto le stelle, il Mattorel ha scovato chissà dove un sacco a pelo per ciascuno di noi,imbottito di una lana leggerissima e straordinariamente calda, e a ciascuno  ha consegnato anche un morbido cuscino ed  un bellissimo bastone,in legno naturale, il cui manico è scolpito con teste di animali, diverse l'una dall'altra. Partiremo quasi tutti, solo la pecora,Neta la bambola di pezza e Tina la volpicina orfana che non si stacca mai da lei resteranno qui alla Taverna ad attendere eventuali ospiti, e poi Neta ha promesso alla piccola che andranno loro tre sole nella foresta a raccogliere le nocciole.


Ma è già  arrivata l'ora di partire, sono le quattro del mattino, al chiarore della luna piena, che illumina come fosse giorno, il Mattorel ci guida per sentieri a lui solo conosciuti, ci accompagnano i versi degli uccelli notturni il gufo, la civetta, il barbagianni, l'allocco ...intorno a noi aleggiano i soffi, i gemiti, le risatine, i frullar d'ali di tutte le creature della notte...poi all'improvviso spunta l'alba, il cielo schiarisce e si tinge di rosa, non sentiamo più aleggiare intorno a noi gli spiriti notturni e ci ritroviamo come per incanto in una piccola frazione di montagna Dondena de Champorcher qui avrà inizio il trekking vero e proprio, ma già il mulo ed il mattorel fanno provvista d'acqua fresca alla fontana vicino alla chiesetta.


Sono stati tre giorni indimenticabili, abbiamo camminato per ore ed ore sotto il sole e al'ombra amica dei faggi,e dei castagni, abbiamo incontrato foreste incontaminate di pini silvestri e il raro pino uncinato presente solo qui. La prima notte abbiamo bivaccato sotto le stelle all'Alpe Peisonet, mangiata tutti insieme una meravigliosa ed abbondante minestrina calda uscita provvidenzialmente da una borsa termica del Mulo,poi assaggiata la  toma degli alpeggi con pane nero e bevuto un buon caffè "corretto" ci siamo infilati mentre scendeva il buio nei sacchi a pelo donatici dal Mattorel ed uno accanto all'altro nella notte splendidamente serena ci siamo addormentati sotto un cielo nero come l'inchiostro dove risplendevano come fari nella notte milioni di stelle, di astri, di corpi celesti. Il silenzio era assoluto, totale, quasi solida la solitudine nella quale ci eravamo calati   ma il nostro cuore incantato era colmo di gioia.

E ancora il giorno dopo ci siamo rinfrescati nelle piccole piscine naturali formate dai torrenti e dalle cascatelle numerosi in questa zona. Abbiamo incontrato gli stambecchi, la pernice, il gallo cedrone, un'aquila che volteggiava sopra la nostra testa con il suo aquilotto. Abbiamo ammirato giungendo nei pianori, negli alpeggi la più straordinaria flora alpina che si possa immaginare: anemoni, genziane blu cobalto, viole,il genepyn, il rododrendo e tanti tanti altri bellissimi fiori dai colori nitidi come il cielo alpino. Scendendo e risalendo colli e spartiacque abbiamo scoperto all'improvviso gemme d'acqua incastonate nei pianori e nelle rocce, a volte dalle acque così chiare da sembrare madreperla, a volte dalle acque blu come lapislazzuli o addirittura nere come pietre d'agata; sono i laghi alpini di queste valli: le lac Blanc, le lac Noir le lac Vernouille, il lago Cornuto, le lac de Pana... quante volte ci siamo riposati sulle loro rive bevendo un sorso d'acqua fresca e mangiando panini con lardo di Arnad, toma di Gressoney, burro delle malghe, fontina valdostana, magicamente usciti dalla scorta di provviste del Mulo. Che dire poi quando abbiamo incontrato gli animali che durante la stagione vengono a nutrirsi con l'erba degli alpeggi: le mucche valdostane, con gli occhi grandi e buoni, dotate di meravigliosi campanacci di bronzo incisi e decorati, le greggi di pecore mansuete e di capre assai curiose, sorvegliate dai cani da pastore così bravi, così attenti al loro compito.


Poi l'ultimo giorno, l'ultima sera, cantavamo scendendo dal lago Pana sul sentiero che costeggia il torrente Chalamy, eravamo così presi dallo spettacolo che avevamo intorno a noi....cime innevate, foreste di abeti senza tempo, cascatelle fragorose e ruscelli che comparivano all'improvviso,accarezzati dalla brezza della sera con la valle ormai completamente in ombra non ci siamo accorti che scendeva il buio, troppo tardi e troppo stanchi ormai per intraprendere guidati dal Mattorel il sentiero fatato che ci avrebbe riportati a casa, troppo stretta la valle e troppo tardi anche per cercare un alpeggio, un pianoro dove bivaccare, abbiamo vissuto un attimo di panico, ancora una mezz'ora e ci saremmo ritrovati nella mulattiera di montagna circondati dal torrente Chalamy e dalla foresta completamente al buio. Poi siamo arrivati alle piccole frazioni di Boden e Gettaz des Allemands e nel buio ormai quasi totale ci è sembrato di scorgere un lumicino, una finestrella illuminata di una grande e antica casa in pietra.Ci siamo avvicinati, davanti alla porta c'era un'insegna traballante, a forma di lumaca, arrugginita e ricoperta di ragnatele;

" Chez Marie l'escargot, pension, auberge" 

Bussare, e sperare è stato tutt'uno. La porta è stata aperta ed una vecchia col viso tappezzato di rughe ed una bavetta bianca che le incorniciava il mento si è fatta da parte per lasciarci entrare. Era vestita in una foggia antica, con un abito nero, una cuffia di pizzo candido le incorniciava il viso pallido ed emaciato, non potemmo fare a meno di notare la due piccole protuberanze che le deformavano i lati della fronte e la piccola gobba a forma di trottola che aveva sulla schiena.Rivolgendosi al Mulo e al Mattorel in un'idioma antico disse:"Accomodatevi, vi stavo aspettando". Ci siamo ritrovati in una larga sala dal  basso soffitto a cassettoni meravigliosamente decorati, intorno al tavolo ovale le sedie in legno d'abete parevano scolpite a mano, piccole le finestrelle alle pareti decorate con candide tendine in pizzo, un bel fuoco scoppiettava nel grande camino in pietra scolpita con figure di fiori, di lumache e di animali misteriosi. L'anziana donna ci fece poi salire una ripida scaletta e  ci mostrò una grande e bella camerata calda e confortevole con tanti materassi in foglie di pannocchia di granoturcoo stesi sul pavimento e ricoperti da calde e candide coperte, qui disse al Mulo e al Mattorel (gli unici in grado di capire il suo linguaggio) avremmo potuto trascorrere la notte prima di intraprendere il sentiero del ritorno a casa. Quale fu la nostra sorpresa quando ritornando nel salone sottostante vedemmo che la tavola era stata apparecchiata e da una cucina segreta uscivano profumi straordinari da far svenire dalla fame chiunque, figuratevi 23 persone, un mulo e un nanerottolo muto digiuni da almeno 10 ore dopo aver percorso chilometri di mulattiere, pianori, colli, ed ecco finalmente arrivare il MENU' della serata ovvero il cibo:

cruditè de la Maison (antipasto di verdure crude)

bisous au fromage (frittelline di formaggio)

soupe du pays (zuppa paesana)
boulettes de pommes de terre en fondue (gnocchi di patate con fonduta)          carbonnade (carbonata)   

truites "nature" (trote al naturale)

petits gateaux de la vallèe (dolcetti della valle   
       
O
ttima la cena, calda e confortevole la notte passata sdraiati sui vecchi materassi avvolti nelle candide coperte, mentre fuori si era alzato il vento che  scendeva dalla cappa di un antico focolare posto in fondo allo stanzone e faceva tremare le pareti della vecchia casa,nel buio più totale si udivano a tratti scricchiolii, sussurri,lamenti, voci soffocate,,,poi la fatica ha avuto la meglio su di noi e ci siamo addormentati.


La mattina dopo svegli e riposati siamo scesi tutti insieme per ringraziare e ricompensare l'anziana donna, quale la nostra sorpresa nel constatare che nella casa non c'era nessuno, pareva disabitata da almeno 100 anni.Scassata la porta in legno dell'ingresso, dove non compariva nessuna insegna, rotti e senza tendine i vetri delle finestrelle, ricoperto da uno spesso strato di polvere il pavimento di mattoni rossi, pieno di fuliggine e di ragnatele il camino freddo come la pietra. Usciti fuori storditi ed emozionati tutto ciò che ci fu dato di vedere fu una lumaca, affacciata sulla sua casetta, posta su una vecchia pietra  si crogiolava al sole,dalla boccuccia semiaperta le usciva un filino di bava.

Presto riprendemmo il sentiero fatato del ritorno e guidati dal Mattorel giungemmo a casa verso sera per raccontare alla pecora, a Neta e a Tina le meraviglie di quei luoghi e la nostra incredibile esperienza
Se volete sapere molto di più di questa bellissima zona,se volete andarci (senza però farvi sorprendere dal buio) vi consigliamo di consultare un meraviglioso sito ricco di fotografie, notizie, itinerari e molto altro, frutto del lavoro, della passione e dell'ingegno di un webmaster che ama immensamente la montagna:


Racconti

Benvenuti nella Taverna virtuale del Mattorel, dove si cucina, si racconta, si organizzano serate a tema e si scambiano ricette della tradizione, non solo italiana...

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